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Serie inversa - Progetto Diogene

Serie inversa

Serie Inversa

Dal 2013 Diogene ha avviato il progetto Serie Inversa una ricognizione tra artisti più o meno giovani, con percorsi di ricerca artistica attualmente fuori dal circuito commerciale o istituzionale, che vivono e lavorano in Piemonte: un serio ed accurato “censimento” che avviene principalmente attraverso degli studio‐visit.

Il Progetto non intende redigere una lista onnicomprensiva degli artisti che lavorano sul territorio, ma vuole piuttosto offrire, ad alcuni di loro, le condizioni adeguate per intraprendere un percorso di autoformazione insieme al collettivo di artisti Diogene.

Serie inversa nasce da una necessità percepita da Progetto Diogene: attivare una nuova polarità, cercando di accedere direttamente agli studi o in altri luoghi ‐ anche mentali ‐ degli artisti, per conoscere le opere non solo attraverso il loro racconto, ma dove realmente “avvengono”.
Tra gli obiettivi vi è quello di rimettere al centro l’opera d’arte, scuotendo il pubblico da quel senso di oppressione che oggi l’opera sembra esercitare sullo spettatore. Essa ha ancora qualcosa da dirci nonostante un fervente dilagare di autoreferenzialità delle opere, ma soprattutto del sistema dell’arte.

Alla fase iniziale di raccolta di portfolio e studio‐visit, segue la selezione di alcuni artisti ai quali è offerta l’opportunità di una mostra. Gli artisti possono scegliere di comune accordo con i componenti del gruppo le modalità più idonee di esposizione di sé e del proprio lavoro.

Che logiche di pensiero si attivano con le loro opere? A cosa guardano? Cosa leggono?
Quali sono i punti di riferimento?
Quali sono le urgenze?
Che tipo di etica soggiace al concetto di produzione?
Quale morale perseguono con il loro lavoro?
Serie Inversa è il tentativo di protrarre questi interrogativi verso un esterno che ci riguarda, un esterno che vive anche in noi, come un doppio.


MARIO SCUDELETTI

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Torino – Mercoledì 08 giugno, alle ore 18.30 al Tram Diogene, avrà luogo il quinto degli incontri stagionali di Serie Inversa, iniziativa attraverso la quale Progetto Diogene conduce una ricognizione sulle pratiche artistiche del territorio piemontese. L’artista invitato in questa occasione sarà Mario Scudeletti (Treviglio – BG, 1980).

Conclusi gli studi al Liceo Artistico Scudeletti si iscrive all’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo dove frequenta il corso di Arti Visive prima con Adrian Paci e poi con Eva Marisaldi. Si laurea con Umberto Cavenago e Elio Grazioli scrivendo una tesi sull’opera di Klee, Giacometti e De Dominicis.

Inizia lavorando principalmente sulla “modifica” del reale incentrandosi soprattutto sul tema del sapere passando dal manomettere enciclopedie per ragazzi fino a varie deformazioni di banchi scolastici. In questo periodo subentra il tema dell’alter ego e la visione di un mondo mitologico che si fonde con quello scientifico, evidenziandone le contraddizioni più profonde. Sempre contraddittoriamente tratta il tema del santo e delle bandiere più per verificarne la perdita di significato.

Già dall’ultimo anno accademico, dopo essere stato inserito da Milovan Farronato nell’Archivio di via Farini e dopo una pubblicazione nella rubrica “Nuovi Nuovi Nuovi” sulla rivista Exibart, sempre a cura di M.Farronato, inizia la sua esperienza espositiva.


DOMENICO OLIVERO

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Torino – Venerdì 15 Aprile, alle ore 18.30 al Tram Diogene, avrà luogo il quarto degli incontri stagionali di Serie Inversa, iniziativa attraverso la quale Progetto Diogene conduce una ricognizione sulle pratiche artistiche del territorio piemontese. L’artista invitato in questa occasione sarà Domenico Olivero.

Nato nel 1964 a Cuneo dove vive e lavora, Olivero  è un artista autodidatta il cui percorso artistico si è evoluto negli anni adottando diverse tecniche, atte a rappresentare al meglio le proprie particolari riflessioni sulla contemporaneità. Interessato alle dinamiche sociali, comunicative e antropologiche, l’artista conduce una ricerca formale che pensa alla tradizione ma si declina al presente, al quotidiano, e ne sfrutta e sperimenta le tecniche, le forme di divulgazione, i meccanismi sociali e i flussi di pensiero.

Fra gli ultimi progetti realizzati si menzionano Cuneo Succede, pagina comunitaria sulla piattaforma Facebook; Oc-land, serie di opere sul concetto d’identità e Spazi espositivi cuneesi, ricerca storica sulla realtà artistica a Cuneo.


FRANCESCO DEL CONTE

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Torino – Al Tram Diogene, avrà luogo venerdì 8 aprile 2016 alle ore 18:30, il terzo incontro stagionale del progetto Serie Inversa, iniziativa grazie alla quale Diogene effettua un’approfondita ricognizione delle pratiche artistiche operanti sul territorio piemontese. Ospite di questo appuntamento sarà l’artista Francesco Del Conte (Milano, 1988).

Francesco Del Conte esplora le potenzialità del medium fotografico, analizzando in particolare il rapporto con la realtà circostante. Del Conte studia l’evoluzione della macchina fotografica e il ruolo significativo che questa ha presto assunto nella società contemporanea, determinato da un processo di industrializzazione avvenuto nella prima metà del secolo scorso e, negli ultimi decenni, influenzato dall’innovazione della tecnologia digitale. La sua ricerca segue due approcci differenti: il primo, basato sulle proprietà oggettive dell’obbiettivo fotografico, dà vita a immagini dal sapore scientifico che sembrano prive dell’intervento dell’artista; il secondo è collegato al tema dell’illusione: la fotografia diventa il veicolo perfetto per astrarre porzioni di realtà, creando così immagini che affrontano i concetti di falsa realtà e rappresentazione.

Francesco Del Conte  ha ottenuto una laurea triennale in grafica d’arte all’accademia Albertina di Torino. Nel 2012 si sposta a Bruxelles e consegue un master in fotografia alla Hogeschool Sint-Lukas Brussels. Attualmente vive e lavora a Torino ed è membro dell’Ohne Titel Lab, studio di fotografia, video e grafica.


JUAN SANDOVAL

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Torino – Il programma Serie Inversa, indagine di Progetto Diogene sul panorama artistico piemontese, entra nel vivo con il secondo appuntamento stagionale. Venerdì 18 marzo 2016 (ore 18.30), al Tram Diogene si terrà l’ incontro con Juan Esteban Sandoval (Medellín – Colombia, 1972), durante il quale l’artista discuterà del suo lavoro con il pubblico.

Sandoval ha sviluppato progetti partecipativi connessi a questioni relative alla migrazione, all’ economia e alla cultura locale, lavorando anche con membri delle comunità indigene della regione amazzonica e le Ande. La sua ricerca attuale si concentra sul concetto di lavoro manuale sul ruolo del lavoratore nel processo di trasformazione del contesto sociale. E’ co-fondatore del laboratorio El Puente (www.elpuentelab.org), collettivo artistico con sede a Medellín, una piattaforma per la produzione artistica e culturale, che utilizza la cultura contemporanea in generale come strumento per la trasformazione sociale. Le opere collettive così generate, mirano alla costruzione di un collegamento e scambio tra luoghi geograficamente e culturalmente distanti, attraverso lo sviluppo di progetti artistici nello spazio pubblico.

Formatosi in arti visive all’ Universidad Nacional de Colombia, sede Medellín (1996), ha conseguito la specializzazione in printmaking presso la Scuola Internazionale di incisione “Il Bisonte”, Firenze (1999) ed è stato artist in residence presso UNIDEE- University of Ideas at Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Biella (2000). Dal 1994 espone in contesti internazionali. Tra le mostre recenti: nel 2014, Generaciones, universidad Nacional de Colombia, Medellin, Colombia, Contra-expediciones. Museo de Antioquia, Medellin, Colombia. Nel 2015, Work for you for one hour. Presso lo studio dell’artista – Via Cavour 14, Torino.


AURORA PAOLILLO

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Torino – Martedì 1 Marzo 2016, alle ore 18, al Tram Diogene ricominciano gli incontri del progetto Serie Inversa.  In questo nuovo ciclo la prima artista invitata a presentare il proprio lavoro sarà Aurora Paolillo (Torino 1990)

La sua ricerca artistica si concentra principalmente nel dare una forma a tutti quei legami che non vediamo, ma che esistono. Legami empatici che si creano tra alcune persone, luoghi e oggetti, e che riescono a dare un senso alla nostra esistenza. Legami duraturi o di passaggio, che compongono

inevitabilmente la nostra vita. Il lavoro della Paolillo si pone quindi l’obbiettivo di dare un significato e una forma al rapporto che esiste tra il nostro Essere e le diverse dimensioni del vissuto, mediante un’ attenta osservazione della realtà circostante e degli ambienti della vita quotidiana. L’artista trova un particolare interesse nei dettagli delle cose, quei dettagli che facilmente diventano a noi invisibili nel momento in cui si consolidano nelle nostre abitudini. Consapevole degli aspetti mutevoli della materia, Paolillo si concentra sulla registrazione di tutte quelle realtà frammentarie, provvisorie o che sono, al contrario, in una fase di crescita e di cambiamento, mai finite, mai complete. Attraverso un’azione di (ri)costruzione e decostruzione del reale l’artista mira dunque a creare nuovi innesti, atti a modificare la consueta apparenza delle cose.

Questo talk ridà il via agli incontri  informali di Serie Inversa, programma annuale attraverso il quale Progetto Diogene porta avanti un’iniziativa di scouting del panorama creativo piemontese, attivando un percorso di tutoraggio e accompagnamento durante il quale – affiancandosi all’artista e alla sua opera – artisti e pubblico intervengono in modo formativo e critico nella discussione, incidendo su molti degli aspetti che riguardano la sfera della produzione, della formazione teorica e del posizionamento della pratica artistica all’interno della società in questo momento storico.


 

ALICE BENESSIA

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Nella sua ricerca, l’artista torinese declina l’atto del fotografare in un senso paradossale e, come dichiarato, cerca di «utilizzare uno strumento che inquadra allo scopo di rimuovere ogni inquadramento dal proprio sguardo, su di sé e sul mondo esterno». La ricerca, la pratica e la fruizione fotografica sono interpretate come possibili percorsi di indagine non solo della visione e della percezione, ma anche come opportunità di sondare uno stato dell’essere più ampio: «per ricordare e raffinare la propria capacità di essere presenti, dunque consapevoli di ciò che ci abita e ci circonda, e pertanto pronti e aperti all’evolvere nel tempo». In questo senso, viene ribaltato lo statuto ontologico della fotografia che diventa un’arte della presenza: imparare a essere in uno spazio e in un tempo definito, in relazione dinamica con la luce e con il flusso di eventi esterni e interni. Nella presentazione di un lavoro della Benessia viene affermato che «gran parte delle nostre teorie sul mondo e del nostro modo di vivere in esso dipendono da come ci guardiamo attorno.È un esercizio di grande ambizionesospendere il senso preordinato di ciò che si incontra limitarsi a sentirne la sola presenza.Anche solo per un attimo,si diventa testimoni di un incontro tra due forme (se stessi e il fuori) che semplicemente sono». La volontà di esercitarsi sulla questione del tempo come materia pare esplicita.


 

MICHELA DEPETRIS

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La ricerca dell’artista è focalizzata sul legame tra intimità, sguardo e identità. Partendo dal campo dell’esperienza individuale; allo stesso tempo privata e di relazione con gli altri; l’artista elegge la dimensione emozionale a cardine della sua ricerca e a metodo di lavoro necessario. La sensibilità nell’osservazione dei luoghi e il confronto con l’altro sono facce della stessa medaglia, campi inesplorati, dove tentare una percezione del reale. Tutti i lavori, infatti, partono da un’idea di azione, di performance, intesa come processo generativo di attivazione della riflessione nel fare, votata alla ricerca di possibili influenze e contaminazioni instaurate talvolta attraverso collaborazioni con soggetti terzi. Una sua presentazione online ci conferma questo, quando leggiamo: Ispezionare la realtà da molto vicino, come un investigatore privato, come un poliziotto, come un cane/Forse niente ha senso ma, tutto può produrre significato/Ogni volta che guardi qualcosa la cambi/Ogni proposta è il pretesto per almeno una relazione.

Scarica il comunicato stampa qui.


 

AMBRA PITTONI | PAUL-FLAVIEN ENRIQUEZ-SARANO

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Dall’introduzione del loro statement si può da subito intuire un certo approccio al linguaggio performativo, quando scrivono che «un’opera non illustra un mondo, un’opera lo produce »; una dichiarazione che esplicita non solo un utilizzo strumentale del gesto e del movimento ma ne rivendica anche il fine dell’atto performativo. Un uso del corpo che è relazionale e connettivo allo stesso tempo, e permette alle loro opere di emergere «coinvolgendo simultaneamente vari tipi di riflessioni e mezzi artistici; il dialogo costante tra varie discipline e diversi campi di conoscenza ha ormai attuato un completo superamento delle barriere tra generi artistici».

Tra le tante esperienze, hanno presentato il loro lavoro presso Sophiensaele, Werkstatt der Kulturen, la galleria Exile di Berlino, il Lazzaretto
di Cagliari, Careof/DOCVA/Viafarini, il Museo del 900 a Milano, il Museo MAGA di Gallarate, l’Art Space Gallery di Parigi, CIAC centro internazionale d’arte contemporanea di Genazzano. Insieme hanno partecipato a residenze artistiche presso la Friche de la Belle de Mai, Theatre des Bernardines di Marsiglia, il centro d’arte contemporanea Ujazdowski Castle di Varsavia e la Fondazione Spinola Banna. Nel 2014 hanno ricevuto una borsa di studio per la residenza presso il centro d’Arte contemporanea Ashkal Alwan di Beirut a cui è susseguita la mostra collettiva “Museum of Immortality”.


 

margariaSILVIA MARGARIA

Silvia Margaria (1985 – Savigliano, Cuneo).
La sua ricerca si concentra sulla sovrapposizione, con formalizzazioni che tendono alla narrazione e all’isolamento, all’intimo e al sociale. La sovrapposizione è una ricerca dell’impurità, del non-a-fuoco, ma anche una volontà di unione che crea, però, vertigine e spaesamento. I frammenti da sovrapporre sono scelti tra una miriade di immagini e oggetti accumulati nel tempo, una collezione che cresce quotidianamente; una raccolta effettuata con l’intento morale di preservare i ricordi altrui, cercando di dare nuova vita al passato modificando, assemblando e
stratificando.
L’uso di materiali spesso recuperati nei mercatini o per strada, la profonda attrazione per le forme fuori moda e la nostalgia del passato, rendono i lavori inevitabilmente e volontariamente obsoleti, «perché è nel fuori moda che cresce la possibilità della reinvenzione e del rinnovamento; è nell’obsoleto che trovo la giusta traduzione per quello che Barthes chiama ‘senso ottuso’; qualcosa che ha a che fare con i giochi di parole, il banale, le buffonerie, il futile, il posticcio e il feticcio, ma che esprime molto bene quell’emozione, che designa semplicemente quello che si ama, è un’emozione-valore, una valutazione».

Silvia Margaria nasce a Savigliano (Cn) nel 1985. Nel 2010 consegue la Laurea di II livello presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Passa i successivi tre anni a catalogare e ispezionare pellicole all’archivio film della Cineteca del Museo Nazionale del Cinema di
Torino. Tra le mostre collettive si segnalano Genius Loci, 2006 (Racconigi – CN); Scogliere, 2008 (Torino – Firenze); Ars Captiva Horror vacui horror pleni, 2009 (Torino); Printing New Worlds, 2014 (Galleria Opere Scelte, Torino); The Others Fair – spazi Autofocus 6, menzione speciale al concorso, 2014 (Torino).

www.silviamargaria.it


 

PINUCCIO REVELLO

Pinuccio Revello

Il primo incontro del 2014, in programma per sabato 22 marzo alle ore 16,00 presso il Tram Diogene (tra C.so Regio Parco e C.so Verona), avrà come protagonista Pinuccio Revello, artista cuneese classe 1968.
Pinuccio presenterà al pubblico del tram parte del suo lavoro, con un focus particolare sul progetto La Causa del Nulla, frutto di una serie di considerazioni filosofiche, dal quale l’artista è partito per misurare convergenze e divergenze tra le nozioni di Unico e di Moltitudine, sia sotto l’aspetto formale che concettuale.
Come afferma l’artista “se si considera la Moltitudine nel concetto, questa torna ad essere singolarità di moltitudine e quindi Unico, se si considera l’Unico nella forma, questi tende ad esserci nella Moltitudine come
espressione dell’Unico.”


 

FRANCESCA FERRERI

"Sensazioni", 2013, gesso oggetti e pigmento, 27 x 18 x 19 cm

“Sensazioni”, 2013, gesso oggetti e pigmento, 27 x 18 x 19 cm

Francesca Ferreri nasce a Savigliano (CN) nel 1981. Vive e lavora a Torino, dove nel 2008 consegue il Diploma di laurea specialistica presso l’Accademia Albertina.

Dal 2009 porta avanti la propria ricerca artistica, che a partire da un personale interesse per le neuroscienze e i meccanismi della mente, è rivolta ad indagare l’inbetweening come stato dell’essere, stato della forma e condizione della materia. Il termine, preso in prestito dall’animazione cinematografica, condensa l’idea di passaggio nel suo svolgersi al presente, conservando tuttavia un richiamo al continuo accadere di un’azione, che assume in questo modo la dignità di “forma in sé”.

Attraverso la ridiscussione del rapporto tra la fase e il processo, tra la parte e il tutto, tra soggetto e supporto, la sua ricerca è tesa ad esplorare il concetto di inbetweening attraverso vari media, con una costante sensibile ai modi che il linguaggio del disegno può assumere.

http://francescaferreri.com


 

 ARIANNA UDA

Arianna Uda

Arianna Uda nasce ad Alba (CN) nel 1985; frequenta il liceo artistico Pinot Gallizio e prosegue gli studi artistici a Torino con la frequentazione dell’Accademia Albertina di Belle Arti. Qui consegue il diploma in Scultura (2008) e, successivamente, la laurea specialistica in Grafica d’Arte (2011).

Uda studia “l’essere umano con l’attitudine dell’antropologo che indaga i comportamenti umani senza avere alcuna base scientifica a supportarlo, ma con una necessità di catalogazione che lo avvicina a tale prassi”. La sua è “una continua domanda che non riceve mai una risposta definitiva”.


 

FEDERICA BERETTA

federica beretta

Federica Beretta nasce nel 1986 a Torino dove vive e lavora. Nel marzo 2012 consegue il Diploma di laurea in Pittura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
Dal 2010 fa parte di Gruppo Radici, gruppo artistico con cui lavora attualmente e parte fondamentale del proprio percorso. Con Gruppo Radici ha partecipato a mostre collettive e sviluppato vari progetti artistici come l’organizzazione di eventi performativi e laboratori di didattica artistica sperimentale, tra cui i seminari presso l’Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti, attualmente in corso.

Parallelamente porta avanti la propria ricerca personale, che si sviluppa e si arricchisce soprattutto grazie al lavoro condiviso.
L’operazione è quella di un’indagine sui meccanismi che ruotano intorno ad un sistema di pensiero. La riflessione parte dal concetto di abito, come oggetto e come condizione dell’abitare, dell’essere presenti, e si evolve sviluppando il tema delle dinamiche del potere, i meccanismi che si innestano e le relazioni che da questo derivano; il rito, il corpo, la costruzione come dinamica insita nella natura dell’uomo pensante.

Quindi, di nuovo il pensiero, come ingranaggio instancabile di una macchina universale. Le opere provano ad uscire dalla condizione di oggetto puramente contemplativo per cercare un riscontro in chi le osserva.
La pittura e il disegno si affiancano quindi ad installazioni e piccole sculture, che mirano sempre a cercare un contatto con il fruitore, ad avvicinarlo all’opera senza però che questa diventi invasiva.


 

GIULIA GALLO

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Giulia Gallo, artista torinese, classe 1988. Consegue il diploma di II livello nel marzo 2013 presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Arricchisce la sua formazione attraverso l’avvicinamento al teatro d’improvvisazione e alla danza contemporanea. Dal 2010 al 2013 e’ membro del Gruppo Radici, collettivo di studenti e docenti nato presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino attivo con la finalità di promuovere e sviluppare l’arte contemporanea attraverso progetti e opere di giovani artisti.

La ricerca sviluppata nel corso degli ultimi anni persegue l’intento di registrare la realtà circostante assumendo il punto di vista dell’antico Cartografo, l’Esploratore contemporaneo. I mezzi utilizzati sono molteplici, dal disegno all’installazione fino all’ausilio del video e l’introduzione del linguaggio del corpo, attraverso azioni performative.

http://giuliagallo.wix.com/giuliagallo


 VALERIO MANGHI

Schermata 11-2456615 alle 16.41.40

Valerio Manghi, artista torinese, classe 1988.
Diplomato in fotografia all’Istituto Europeo di Design di Torino, Manghi opera attraverso lafotografia,ilvideoel’installazione edescrivecosìlasuapraticaartistica:

Ogni passo che abbiamo compiuto riproduce le sue conseguenze sul nostro mondo interno. Il lavoro visuale è soltanto una rappresentazione di quel mondo. Se si considera la formazione strutturante elemento dell’essere nella società moderna si può anche, giocando un po’, dare al percorso d’una singola vita un nome da corso di studi. Il mio sarebbe finora “Design dell’Armonizzazione dell’Allontanamento dall’Esame di Realtà”. Io sono uno di coloro che silenziosamente praticano l’Inventamondo.

 


 

ENRICO PARTENGO

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Enrico Partengo artista torinese, classe 1985.

Diplomato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Partengo opera con la scultura, pittura e performance e definisce così la sua ricerca: “Nel mezzo dei fenomeni della presenza e dell’assenza umana esistono spazi, luoghi e tempi dove un osservatore può trovare segni di realtà differenti. Spesso questi sono macerie, impronte, campi vuoti, residui sgretolati dal tempo e dai processi della memoria umana”.

http://enricopartengo.jimdo.com